Il suono e la musica hanno sempre esercitato un fascino irresistibile sull’essere umano con applicazioni che vanno al di la’ della fruizione a scopo ludico/espressivo.
L’utilizzo del suono e della musica come mezzo terapeutico, ha origini lontane che provengono dal continente indiano:
IN PRINCIPIO ERA DIO E IL SUONO, lasciando all’interazione umana il legame profondo che esiste tra mondo manifesto . Il suono veniva usato nelle tribù per ripristinare il sorgere di malattie psico/somatiche.

Una delle proprieta’ più evidenti del suono è la riproduzione di Onde vibrazionali che si propagano in vari mezzi fisici.
La Vocalità per esempio, emette onde sonore che raggiungono attraverso il condotto uditivo i centri nervosi e tutto il corpo.
Questo massaggio interno vibratorio si può definire ELETTROMAGNESI, sperimentata anche da me nei miei anni di lavoro su persone con diverse patologie.
Il canto infatti è collegato con la respirazione e la scienza ufficiale riconosce proprio ad essa l’importante ruolo di benessere.
Ma quali caratteristiche deve avere il musicoterapista per entrare attraverso il suono nelle parti emotive del paziente?
L’EMPATIA cioè il modo con cui si avverte la sofferenza dell’altro al fine di alternarla attraverso tecniche RITMICO/MELODICHE,
Strumentario a percussione (ORFF) strumenti metallofoni ,tastiere ecc..
L’EURITMIA che deriva dal termine antico gia’ in uso presso la Civiltà greca e indica la coordinazione SUONO-RITMO-MOVIMENTO ed infine VOCALITÀ.
Il percorso deve passare dalla COMUNICAZIONE non verbale a quella verbale attraverso STIMOLI/RISPOSTE sempre attenti e legati da un unico filo conduttore che è il suono, mezzo di comunicazione universale che accomuna anche senza parlare e solo con 7 note musicali,
tutti gli essere umani.
a cura di Stefania Goti